Perché passo da Substack a Steady
Quando tutti stanno arrivando, perché andare altrove?
Disclaimer: dopo il trasloco Steady mi ha chiesto un’onesta opinione, e sponsorizzerà la visibilità di questo post nella newsletter di venerdì prossimo. Il contenuto di questo post non è stato controllato da loro, ma se non vi fidate, pace. “Ciò che segue non costituisce consulenza”: ecc. ecc.
Da venerdì scorso la mia newsletter parte da Steady, un’azienda di Berlino. Lascio Substack dopo più di cinque anni, ero stato forse il primo italiano ad arrivarci, e ora chissà se sono pure il primo ad andarmene (probabilmente no, ma mi piacerebbe). C’è da dire che all’estero qualcuno di più importante se n’è andato, anche per motivi diversi. Il Post ne ha parlato ieri.
Perché?, mi avete chiesto in tanti (per una volta, è vero).
È una visione, più che una necessità impellente.
Substack è diventato trendy, e le piattaforme trendy finiscono facebookizzate.
Quante aziende hanno in passato accumulato follower su Pagine Facebook per ritrovarsi con niente in mano quando l’algoritmo ha smesso di mostrarli?
Vedo segnali. L’algoritmo di Substack già valorizza il following su Notes a scapito delle iscrizioni, e la pseudo-viralità delle “frasette a effetto”. Sta rifacendo gli Short di YouTube. Ad alcuni piace, e non lo contesto. A me no.
Ricordo anche quando Medium viralizzava quello che almeno erano articoli, e sappiamo com’è finita. La piattaforma (Substack lo è al 100%, ora) prova sempre a tenersi i tuoi lettori dentro la sua app, mentre tu perdi visibilità sulla casella mail dove la newsletter dovrebbe vivere. E sorvolo sull’impunità di certi contenuti: un conto è un ESP che “mette solo a disposizione uno strumento”, un conto è una piattaforma che su quei contenuti ha un’esternalità positiva.
Cosa trovo su Steady
Un supporto umano. Mi hanno scritto loro dopo che mi sono iscritto per provare, e mi hanno aiutato con la migrazione.
API aperte, OAuth, Zapier nativo, tutta l’aria di una piattaforma un po’ da nerd costruita per integrarsi con il resto. Anche il plugin WordPress per rendere a pagamento il sito con lo stesso login di Steady, mi piace come idea teorica per il futuro.
Delivery alta e open rate alto, perché Steady pulisce le email morte mentre Substack è vanity-oriented e si tiene tutti i fantasmi degli ultimi cinque anni per gonfiare il contatore degli iscritti.
E una graziosa chicca, una feature che invia l’ultima mail inviata a chi si iscrive.
Cosa rimpiangerò (forse) di Substack
Substack è facile e piacevole, va detto. Statistiche granulari, sai chi ha aperto cosa e quando, chi non apre più; la dashboard di Steady è ruvida e temo resterà così1. Substack è un po’ Microsoft Office, Steady un po’ Open Office. Steady è la banca dietro casa, Substack è Revolut. Avete capito.
Su Substack hai più account in scrittura, comodo per un team.
E poi c’è Notes, che ti porta letture (blandamente interessate) che da Steady non arriveranno. Nulla vieta di scrivere su Notes anche dopo, anzi: è un social al momento più sano di Threads, e con persone dentro, che è più di Bluesky.
Le card per Instagram. Stesso discorso per cuoricini, commenti, restack: con Steady spariscono, al momento. Io sono contento, ma so che a voi piacciono.
Sensazione personale: Substack ti incita/allena/invita al perpetual outreach: condividi-riposta-ricorda-referra. Annuncia la newsletter, manda la newsletter, ricorda che hai mandato la newsletter. Certo qualcosa porta, ma nel complesso tutto l’ecosistema sta diventando faticoso.
A chi sconsiglio Steady?
A chi è appena partito: la compagnia rumorosa di Substack ti porta i primi follower, e la voglia di continuare a scrivere (provateci voi a scrivere per mesi a dieci persone). Restate lì, poi rivalutate con una massa critica vostra.
A chi rifiuta di toccare i DNS (posto che vi interessi trasferire un dominio esistente, se dovete crearlo per la prima volta è l’occasione giusta). Trasferire un dominio è roba da cinque minuti sul registrar, ma se un record MX vi dà i brividini, restate su Substack.
Se siete su Brevo o Mailchimp per inviare email prevalentemente commerciali, restate dove siete.
Agli ansiosi: il primo invio non è filato liscio al 100%, qualche mail in spam, qualche ritardo. Ma ci sta, quando cambi ESP. Nessuno è mai morto per una newsletter mancata, ma se siete di quel tipo, lasciate stare.
A chi consiglio nettamente Steady?
A chi vuole costruire – prima o poi – un business con vera fatturazione B2B. Penso agli studi vari di professionisti, formatori, agenzie che vendono servizi alle imprese, chi fa corsi e bandi.
Ma anche a magazine professionali (già ce ne sono alcuni). Il tuo lettore/cliente riceve una fattura vera per l’abbonamento, e può pagare persino con il conto bancario (!), tu emetti fattura a Steady. Le ricevute di Substack come le mettete in dichiarazione, autofattura? Aumma aumma?
A chi ha 10.000 iscrizioni e vuole consolidare la propria audience, in modo autonomo.
Concludendo
Una regola perpetua, da quando Revue chiuse e dovetti traslocare (su Substack, appunto): mio il dominio, mie le mail. Era così su Substack, ma oggi i tuoi lettori scaricano l’app e diventano sempre di più lettori di Substack. Niente di male. Ma non è il mio.
Plus su cui dovremmo sempre più riflettere: quando posso scegliere l’Europa invece degli USA, la scelgo. Non solo per GDPR e simili.
E allora, “andiamo a Berlino, Beppe.” (cit.)
Mi dicono che una nuova dashboard sarà online prima dell’estate 2026.
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